#roadToPaolaInMensa10

Vi auguro di sentirvi come mi sento io ora.
Vi auguro di provare emozioni indescrivibili, di sentirvi il cuore che scoppia e gli occhi lucidi per la gioia mista a malinconia.
Vi auguro di incontrare nella vostra vita una grande famiglia come questa: una famiglia che pian piano diventa leggera ossessione. Ma di questa ossessione bisogna andarne fieri, crea dipendenza sì, delle volte porta a rinunciare ad altre cose diventando #priorità… ma è una delle priorità più belle che possa esistere. 
Quest’anno porto con me davvero tanto: a partire dalle manine strette al mio dito di Giara fino ad arrivare ai sorrisi di Fallu e Bara. Porto con me la consapevolezza che con un sorriso ed un ombrello si possono sfidare tempeste per giungere ai propri obiettivi, porto la convinzione sempre più forte che i limiti sono solo apparenti paure e che che la #felicità è un fattibile punto d’arrivo. 
Buon cammino verso la felicità
E buon quinto giorno a tutti i miei fratelli
#roadtoPaolaInMensa10
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PIM9: una realtà che aiuta chiunque abbia bisogno

Non mi dilungherò in inutili chiacchiere su Paola InMensa in quanto, se state leggendo questo trafiletto, sapete di sicuro meglio di me di cosa si parla.
ad essere onesti, ciò che è accaduto in questi giorni, per quanto ho potuto vedere, mi ha scaldato il cuore e, a giudicare dalle espressioni di tanti altri volontari come me, non sono stato l’unico a provare quest’emozione.
vedere i sorrisi di coloro che, dopo chissà quante giornate passate senza vedere un pasto caldo, salivano le scalette per recarsi nelle sale dove li attendevano un pranzo e una calda accoglienza, è stata un’esperienza senza prezzo.
cosa quasi più emozionante è stata vedere la dedizione dei volontari, i quali, nonostante il caldo e la stanchezza, non hanno mai smesso di sorridere, per nemmeno un secondo.
menzione speciale va anche ai cuochi e ai capogruppo, sempre presenti, pronti ad aiutare, col sorriso stampato in faccia
posso solo immaginare il livello di commozione e di sollievo provato dai bisognosi nel trovarsi davanti ad un’associazione così genuina, cortese e ricca di allegria!
Oggi Paola InMensa ha prestato anche un altro bellissimo servizio: raccolta di coperte, scarpe e abbigliamento per andare incontro all’esigenza del freddo e dei vestiti ,dato le temperature basse di questi giorni. Le nostre mani si sono unite, le nostre parole si sono propagate, e Paola InMensa è riuscita ad aiutare davvero tante persone. Ma che bella soddisfazione!
Grazie Simone, nuovo piccolo volontario che con le sue parole ha spiegato il cuore di Paola InMensa.

PaolaInMensa: tre, due o una parola con tantissimi significati

Quando ho deciso di partecipare a PaolaInMensa già immaginavo un’iniziativa seria ma con momenti di divertimento … questa mia immagine è stata completamente confermata; mi sono ritrovata in mezzo a 40 persone piene di voglia di fare e di aiutare gli altri, dotati di una simpatia semplice ma contagiosa. Per quanto il tempo sia stato poco e pieno di impegni, ho avuto l’occasione di notare come PaolaInMensa, sia una grandissima famiglia, cresciuta anno dopo anno. Ho visto come siano belli i sorrisi dei bambini e degli adulti per una semplice gentilezza , come due mani che si intrecciano possano creare un arcobaleno, come faccia bene fare del bene. Ieri sono tornata a casa distrutta ma con il sorriso sulla bocca, consapevole di aver fatto del bene a chi ne aveva bisogno, e con queste parole dette da un signore incontrato ieri nella mente: “Complimenti per quello che fate, siete così giovani e avete già vinto tutto, andrete lontani nella vita”. Sono queste le cose che ti fanno svegliare la mattina, ti fanno mettere le scarpe con cui ti sei distrutto i piedi il giorno prima e ti fanno ricominciare il cammino sotto il sole delle 13 senza alcun rimpianto, e anzi con la sicurezza di stare facendo la cosa giusta. E che di certo ripeterai quest’esperienza nei prossimi anni.
Grazie Marisa, questi nuovi occhi, queste mani nuove fanno bene a PaolaInMensa!
sei fortissima! 🙂

PIM7: ultimo giorno

Anche quest’anno ho avuto la fortuna di partecipare come volontaria a Paola InMensa. È stata una mattinata entusiasmante ed estremamente formativa sia dal punto di  vista cristiano che umano. Proprio tutti, dal cuoco ai suoi aiutanti, dai meno giovani ai più giovani, erano gioiosi, disponibili, sinceramente motivati a rendere un servizio sociale così vero per fare propri quei valori di solidarietà, di responsabilità nei confronti di chi è meno fortunato, di amore verso il prossimo e di carità così cari al nostro Santo.
Quest’anno Paola in mensa ha avuto un valore aggiunto: la partecipazione dei ragazzi migranti ospiti della struttura ricettiva l’Alambra. È stato un momento di integrazione culturale autentico ed intenso . Ognuno di loro, con il proprio vissuto e la sua storia, ha reso ancora più significativo questo appuntamento annuale, ormai indispensabile per la vita sociale della nostra città. Ho ricevuto oggi una bella lezione di vita che non avrei mai trovato su nessun libro.

Grazie a Simona che con il suo essere attenta e vicina ai giovani ci ha trasmesso e testimoniato il valore  che Insieme si può .

Ultimo giorno di PaolaInMensa andato alla grande!
San Francesco ancora una volta ci ha dato il coraggio e la forza di fare tutto con carità e amore .
W Noi e w Lui che ci protegge!

PIM7: C di Confine

Cos’è un gioco di ruolo?!
Un gioco di ruolo è un’attività ludica, di forma teatrale, in cui ciascun giocatore assume il ruolo di un particolare personaggio al fine di creare e vivere una storia dai mille risvolti.
L’ultimo incontro di preparazione a Paola InMensa è nato così, grazie alla Croce Rossa e all’immaginario di “Confine” che ha mille sfaccettature, alcune limpide, altre ancora in penombra.
Oggi io ho 72 anni e sono siriana. Ho vissuto ad Idlib per tutta la vita ma è arrivato il momento di scappare: mio figlio è morto soffocato dal gas delle armi chimiche lo scorso 4 Aprile e sua moglie non ha più un lavoro perchè i campi che coltivava sono stati distrutti dalle bombe; mia nipote è incinta e mio marito ormai anziano e malato. Devo fuggire, sì.
Mi ritrovo su un barcone, con la mia famiglia e tante altre persone. Non so come, ma so perchè. E quel perchè mi da la forza e il coraggio per affrontare un mare che non offre certezze, ma che è confine tra la speranza e la disperazione, tra la vita e la morte.
Qui inizia il gioco, che di gioco non ha proprio nulla. Non è un’attività ludica, non è divertente, il ruolo che interpreto non mi piace, la storia che vivo non ha nessun risvolto positivo.
E’ la storia di uno sbarco, della traversata, dell’arrivo a terra, dell’incontro con le guardie di frontiera, dello lo scontro con chi rallenta il passaggio verso la salvezza.
Ma soprattutto è la storia di persone. Disorientate, spaesate, a volte ferite, malate, fragili, deboli. E’ la storia di persone che arrivano e di altre che le attendono. La Croce Rossa ci ha mostrato tutti i servizi che prestano: dal supporto ai feriti in infermieria, dall’offerta di acqua e cibo a chi ha fame, dall’aiuto a ricongiungersi ai familiari tramite il servizio “Restoring Family Links”.
E’ il racconto di una storia difficile, che si ripete ogni giorno, ma troppo lontana dalla nostra. E allora, purtroppo o per fortuna, ci viene difficile indossare questi panni, ci viene impossibile interpretare questi personaggi. E tutto torna ad essere un “gioco”. Un gioco condiviso con i ragazzi ospiti del Centro Accoglienza dell’Alhambra, che offrono alle nostre storie immaginarie uno sguardo più profondo e che a tratti ha sviluppato in me, che torno ad avere 24 anni e a vivere a Paola, il senso di colpa per non riuscire lontanamente, nemmeno per un pomeriggio, a comprendere le loro strade in perenne salita.
Ma vederli sorridere, ascoltare le loro idee sui concetti di confine e di frontiera, confrontarmi con loro sui tanti limiti che la vita ci chiede di accettare o di superare, mi ha aiutato a raggiungere la consapevolezza che le mie fortune non possono e non devono essere sensi di colpa, ma un ringraziamento alla vita. Dalle mie fortune posso solo ripartire per intrecciare la mia storia con quelle di chi incontro lungo la strada. Dalle mie fortune posso solo imparare a superare i confini, troppo spesso invalicabili, della diversità e della differenza. Dalle mie fortune posso solo trovare l’input per mettermi in gioco per davvero, non solo in un role-palying game.
Ora sono pronta, sì. Paola InMensa mi aspetta.

 

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PIM7: A di Accoglienza

A di Accoglienza

E’ lunedì, lunedì 10 Aprile; 20 giorni e qualche ora alla partenza. I giovani volontari di PIM, insieme ai ragazzi del centro accoglienza e alle aspiranti nuove leve, si riuniscono per il secondo incontro di formazione. A come Accoglienza. Ospiti di Questa sera sono ospiti i ragazzi dell’Auser Volontariato del Savuto, presente a Rogliano (CS), i quali testimonieranno come sono riusciti a creare un clima di accoglienza reciproca e di attiva partecipazione con i ragazzi ospiti di un centro accoglienza poco distante, dove ha sede l’associazione.
Ci sono anch’io a questo incontro. Sono seduto lì, in quel posto né troppo in vista né troppo nascosto, dove posso sentire e vedere bene. Non ho idea di chi sia la metà dei presenti, eppure è come se li conoscessi da sempre. L’obiettivo dell’incontro mi sembra chiaro, A come Accoglienza. Già, A come Accoglienza.

Dal Vocabolario Treccani: “accogliènza s. f. [der. di accogliere]. – L’atto di accogliere, di ricevere una persona;”. Quindi c’è una persona e c’è un’altra che la accoglie. L’accoglie dove? In casa? Mettiamo caso la accolga in casa. Quindi c’è una persona, che ha una casa, e un ospite, che è un’altra persona, che entra in casa. Quindi accogliere significa ricevere un ospite. E come si riceve un ospite? Beh, con cortesia; gli si offre da bere e da mangiare. No ma questo vale per gli ospiti di passaggio. Questo caso è diverso, la permanenza non è definita a priori. Gli ospiti non sanno quando potranno andare via.
E allora come si accoglie? Bisogna dare reciproca assistenza. Bisogna che il padrone di casa assista l’ospite, come compete alle brave persone. E l’ospite non può essere un peso, non può arrecare disturbo, come compete alle brave persone. E allora bisogna che l’ospite aiuti il padrone di casa che lo ospita, cosicché l’ospite non sia più ospite, ma parte della casa. E quando arriverà per l’ospite il momento di andare via il padrone di casa lo saluti con affetto, invitandolo a tornare.

Ma questo è solo il mio pensiero.

Chi sono io? Beh, mettiamo caso che io sia uno studente, non importa di cosa. Mettiamo caso che sia dovuto partire, non importa il motivo. Mettiamo caso che sia arrivato a destinazione, non importa il come. Ed ora sono qui, non importa dove.
Avevo proprio bisogno di cambiare aria, sempre la solita routine. Mi aspetto molto da questa esperienza, sono sicuro di poter diventare qualcuno qui, qualcuno di memorabile. Dopotutto ho scelto questo posto soprattutto per le sue opportunità! Il tempo di fare le carte e poi farò qualcosa di grande. Giusto il tempo di una dormita e poi farò qualcosa di grande.

Qualche problema burocratico. Cosa vuole che le dica signora, non ne va mai una giusta. Ma tanto giusto il tempo di fare le carte e poi diventerò qualcuno. Mi alzo le maniche e divento qualcuno. Nel frattempo potrei fare qualcosa, potrei iniziare a conoscere un po’ il posto. Trovare qualche amico, magari mi consiglia qualcosa.

Fare amicizia non è mai una cosa semplice, si sa. Mettici che sono anche un po’ timido. E intanto aspetto. Non ho ancora risolto con le carte. Ma tanto fra poco si risolve tutto e diventerò qualcuno. Ormai dovremmo esserci quasi.

Oggi ho conosciuto dei ragazzi. Finalmente, maledetta timidezza! Devo dire che mi stanno pure simpatici, quanto meno mi hanno dato a parlare. Si fa per dire, abbiamo problemi di lingua. Ma cosa vuole che le dica signora, si va all’estero anche per questo. Ah sono all’estero, non l’avevo detto ancora.

La cosa brutta di non avere le carte è che praticamente sono prigioniero del mondo. Ho chiesto in giro qual è il primo passo per diventare qualcuno, mi rispondono tutti che almeno bisogna avere le carte. Diamine, inizio ad annoiarmi. Voglio diventare qualcuno. Sono un’aquila nel corpo di un ghiro. Come fa un’aquila a diventare qualcuno nel corpo di un ghiro. Ora urlo. L’avete mai sentito un ghiro che urla?

Vi prego fatemi alzare da questo divano! Qualunque cosa! Mi invento anche un lavoro se è necessario, ma datemi quelle maledette carte! Che poi che problemi ha sto posto? Sono uno studente che aspetta le sue carte, mica c’è bisogno di cambiare strada quando passo!

Quei ragazzi sono tornati, abbiamo parlato ancora. Si sono impegnati anche a parlare la mia lingua, ed io la loro. Non è facile ma è divertente! Sì, oggi mi sono divertito. Stavo quasi dimenticando cosa si prova.

Devo migliorare un po’ la lingua altrimenti diventa complicato. Per fortuna che ho studiato, con un po’ di impegno sarà facile. Ah studio proprio lingue, non l’avevo ancora detto.

Le carte ancora non arrivano, ma ci sto pensando di meno. Quanto meno riesco a darmi da fare. Sembra quasi che stia ricominciando ad avere una vita, benedizione quei ragazzi. Abbiamo iniziato a fare un sacco di cose insieme. Gioco pure a calcetto! Mi ci vedete a giocare a calcetto? Ho deciso di tenere un corso di lingue. Più o meno ho imparato la loro (in un certo senso), posso insegnare la mia, ed anche tante altre!

Questo posto è fantastico. Non posso ancora legalmente avere un lavoro, né proseguire gli studi. Ma ameno sono parte attiva di questa piccola società. Non mi sento più quel peso ingombrante dei primi tempi. La gente mi cerca. La gente mi chiama. Dicono che arrivano le carte, dicono che arrivano. Me è passato un anno ed ho già realizzato il mio obiettivo. Sono diventato qualcuno. Qualcuno per qualcuno.

 

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Paola 6inMensa: I come INTERCULTURA

A+B=C L’equazione dell’INTERCULTURA

I volontari di PaolaInMensa sabato 23 Aprile hanno invaso la sede paolana dell’Arci per parlare di INTERCULTURA. L’ultimo dei tre incontri formativi dei ragazzi che parteciperanno quest’anno ha contribuito a lasciare un segno importante nei nostri cuori e soprattutto nella nostra mente.

La prima attività consisteva nel dare una definizione di INTERCULTURA, CULTURA, APPARTENENZA e IDENTITÀ. Francesco, il presidente del circolo, ci ha fatto riflettere sul significato di Cultura e Intercultura quando, ancora oggi, le frontiere non sono pronte ad accogliere tutti e si fanno differenze di nazionalità sull’accoglienza. Cos’è l’intercultura in un mondo in cui noi per primi discriminiamo i nostri simili. Qual è la reale differenza tra un europeo e un africano, tra un mendicante e un impiegato? La vera risposta è nessuna. Siamo tutti esseri umani e per tanto abbiamo tutti gli stessi diritti. Che senso ha parlare di INTERCULTURA quando noi siamo i primi ad essere razzisti comportandoci come tali con ogni nostra azione? Abbiamo letto alcune affermazioni raccapriccianti dei nostri politici, troppo impegnati ad ottenere consensi per essere umani. Se pensavamo che sarebbe stato facile dare delle definizioni di Appartenenza e Identità abbiamo scoperto, grazie anche ad un po’ di filosofia, che il concetto è totalmente relativo e non arriveremo mai ad una risposta assoluta. Nel dare definizioni ci siamo riscoperti simili e abbiamo iniziato a parlare di stereotipi e pregiudizi.

Ha contribuito notevolmente a “muovere” il nostro animo il video del discorso di Taiye Selasi. Uno dei tanti stereotipi è chiedere ad una persona che non si conosce “DA DOVE VIENI?”, la scrittrice ha evidenziato come sia riduttiva questa domanda, come può uno stato parlare di noi? Cambiando la domanda in “DOVE SEI DEL POSTO?” Scopriremo di non appartenere ad un solo luogo. Concentrandoci su Rituali, Relazioni e Restrizioni scopriremo che il nostro io è formato dalla nostra esperienza.

Ci siamo così riscoperti nuovi. La loro A ha interagito con la nostra B e abbiamo prodotto una grandiosa C. Se A + B = C allora la nostra C si chiama CAMBIAMENTO, quello che è avvenuto dopo l’incontro in ognuno di noi.

La vera grandezza non è dare, ma RICEVERE.

Chiara