PIM7: ultimo giorno

Anche quest’anno ho avuto la fortuna di partecipare come volontaria a Paola InMensa. È stata una mattinata entusiasmante ed estremamente formativa sia dal punto di  vista cristiano che umano. Proprio tutti, dal cuoco ai suoi aiutanti, dai meno giovani ai più giovani, erano gioiosi, disponibili, sinceramente motivati a rendere un servizio sociale così vero per fare propri quei valori di solidarietà, di responsabilità nei confronti di chi è meno fortunato, di amore verso il prossimo e di carità così cari al nostro Santo.
Quest’anno Paola in mensa ha avuto un valore aggiunto: la partecipazione dei ragazzi migranti ospiti della struttura ricettiva l’Alambra. È stato un momento di integrazione culturale autentico ed intenso . Ognuno di loro, con il proprio vissuto e la sua storia, ha reso ancora più significativo questo appuntamento annuale, ormai indispensabile per la vita sociale della nostra città. Ho ricevuto oggi una bella lezione di vita che non avrei mai trovato su nessun libro.

Grazie a Simona che con il suo essere attenta e vicina ai giovani ci ha trasmesso e testimoniato il valore  che Insieme si può .

Ultimo giorno di PaolaInMensa andato alla grande!
San Francesco ancora una volta ci ha dato il coraggio e la forza di fare tutto con carità e amore .
W Noi e w Lui che ci protegge!

Paola InMens4: il mio prossimo sei tu.

E anche l’ultimo giorno è andato.

370 sono i pasti offerti ai nostri amici immigrati accorsi oggi a PaolaInMensa. Vedere le sale da pranzo gremite di volti sorridenti è il massimo per ognuno di noi: è stata la benzina che ci ha messo in moto la mattina, quando alle 8 ci siamo svegliati puntualmente per donare al prossimo qualcosa. Scendere sul lungomare (o sul corso) tra la fiera ha significato molto per noi. Avremmo voluto fermarci ad osservare orecchini, collane, occhiali e tanto altro, ma ci siamo sentiti chiamati da qualcosa di più importante della mera “necessità” estetica. Non conta quale sia il nostro Dio, la nostra idea politica o sociale: tutto viene messo da parte quando si parla di aiutare qualcuno che necessita di un fratello maggiore pronto a prendersene cura. In fiera ho notato diversi uomini di colore guardarmi e, con fare amichevole, invitarmi a parlare di Paola e delle sue bellezze.

Siamo in epoca di crisi e tutto ci sembra un buco nero senza fine e proprio per questo non vediamo l’ora di cadere per sfuggire alla sensazione di vuoto che il mondo costantemente ci lascia. Anche se spesso sento queste emozioni, mi rinvigorisco quando vedo uomini, donne e bambini raccontare la propria disastrosa storia con il sorriso stampato sulle labbra. Mi chiedo come può accadere una cosa simile. Queste persone soffrono, stanno male, hanno avuto problemi familiari e politici che li hanno spinti ad emigrare – spesso clandestinamente in un nuovo paese, eppure continuano ad andare avanti nella vita. Non smettono di sognare, di ambire ad una vita migliore, di avere figli e di scherzare anche con chi non conoscono.

Tutto è così strano. Esistono alcuni “bianchi” che attestano di essere superiori ai “neri”, ma sinceramente questa superiorità non la vedo. Razzismo significa intolleranza e questo non è concepibile né in una società che nel mondo. Rifiutare l’esistenza di alcuni individui e contemporaneamente definirsi cristiani, musulmani o semplicemente delle persone accoglienti, è forse il modo più eclatante di manifestarsi come ipocriti. Trasformiamo la nostra vita in un capolavoro. Cresciamo se siamo giovani con giuste idee e ambizioni, viviamo con sani principi se siamo già adulti, ma in ogni caso non dimentichiamoci mai di essere fraterni con chi ci sta accanto, perché il mio prossimo sei tu lettore e il tuo prossimo è chi ti sta accanto.

E’ così facile amare: basta aprire il nostro cuore.

Diverso

Nell’arco di questi quattro giorni, nei vari incontri che hanno avuto, i ragazzi hanno ascoltato questa – a dir poco – emozionante testimonianza da parte di uno dei tanti ambulanti che qui di seguito riportiamo.

Il suo nome è Papiis ed è una ragazzo di poco più di vent’anni. Tutti lo considerano, qua, un ‘diverso’ solo per il colore della pelle, ma alla fine tanto diverso non è. Lui è il frutto di una coppia, come si usa dire, ‘mista’: sua madre è paolana mentre il padre è senegalese. Anche lui è originario del Senegal e da molti anni è qui in Italia. Soffermandoci a parlare con lui, piano piano, siamo venuti a conoscenza di uno sprazzo della sua storia. Ci ha raccontato che per cinque anni ha lavorato a Milano in una compagnia che aggiustava caldaie che, purtroppo, due o tre anni fa è fallita e lui, come tanti altri, ha perso un grande opportunità. Tutt’ora è alla ricerca di una lavoro, ma questa ricerca è tanto lunga quanto ardua. È triste la sua situazione, che comunque accomuna un po’ tutti i venditori ambulanti che decidono di guadagnare qualcosa in fiera.

Quando gli abbiamo chiesto dove fosse la sua casa lui ci ha risposto così: “Io, per il momento, non posso dire di abitare da nessuna parte. Devo prima vedere quanto mi viene a costare l’affitto di un appartamento, perché devo riuscire a guadagnare il tanto che mi consenta di permettermelo. È difficile adesso trovare lavoro, ma sto continuando a cercarlo. Per questo motivo sono venuto in fiera a fare questo – mostrandoci la merce che ha intenzione di vendere – anche se non è nel mio genere, ma sono costretto a farlo: in qualche modo devo cercare di guadagnare qualcosa. Sono un ragazzo a cui piace trascorrere bene il suo tempo e a vestirsi in modo dignitoso.” Le sue parole sono state toccanti, anche perché i suoi occhi parlavano più di lui.
La sua storia, la sua esperienza qui in Italia però non finisce qua. Ha avuto e ha tuttora, purtroppo dei problemi qui in Italia perché, secondo la sua esperienza, una buona parte della popolazione è tutt’oggi ignorante, dal momento che vengono fatte ancora distinzioni di razza. Lui non è diverso da noi e noi non siamo diversi da lui. Il suo sogno è appunto diventare ambasciatore del Senegal, come già lo è un suo zio in Francia. Lui però, vuole esserlo qui in Italia, perché vuole combattere questo stereotipo affibbiato a tutti i ‘diversi’. Ci ha anche confessato che vuole trovare moglie italiana e non senegalese.

Noi non possiamo che augurargli che entrambi i suoi sogni possano realizzarsi.