Nono Primo giorno

1 Maggio, festa dei lavoratori, negozi, scuole ed uffici chiusi.
Eppure c’è chi proprio in questo giorno continua il proprio lavoro per sperare di poter portare qualcosa a casa. Sono i numerosi ragazzi che, per necessità o anche per scelta, conducono la vita del mercato, una vita che, ogni 1 maggio, li vede giungere nella nostra città per le celebrazioni di San Francesco.
E allora, con il loro arrivo, per noi ogni 1 maggio vuol dire Paola InMensa, vuol dire accendere i motori di quella macchina che pur tra tante difficoltà riesce sempre a fornire un aiuto a chi ne ha bisogno. Una macchina che accende il motore per la nona volta consecutiva e che ormai, come la migliore delle vetture di formula 1, viene immediatamente riconosciuta e cercata.
Emblematica la mia personale esperienza di questa mattina quando, nel dare il solito volantino riepilogativo ad un ragazzo egiziano, abbiamo scherzato qualche minuto ricordando anche gli anni passati. Anni che nella memoria rievocano scene, visioni, perché ricordare, vedere i volti felici di persone aiutate è la benzina che alimenta questo motore. Proprio per questo il tema di questo primo giorno di Paola inMensa sono gli occhi, gli occhi felici di chi riceve un pasto, un sorriso, gli occhi felici di noi che aiutandoli traiamo la forza necessaria per continuare sempre questo servizio, gli occhi che in seguito alla scoperta di vicende diverse dalle nostre vedono il mondo in maniera diversa.
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Primo giorno per PIM7 !

1° maggio, festa dei lavoratori… ma per i volontari nemmeno un minuto di riposo!
Sveglia presto, gambe in spalla e dalle ore 9:00 si inizia con il volantinaggio in fiera, per invitare migranti e ambulanti a pranzo, presso le sale della mensa. Alcuni stanno ancora sistemando i loro stand, altri sono qui già dalla sera prima, con un sorriso accettano l’invito e con un “Grazie, a dopo” ci salutano.
È bello far parte di questa macchina, ognuno ha il suo ruolo, ognuno ha il suo bel da fare. La navetta che offre un passaggio fino a Piazza del Popolo è attiva dalle 12:00 alle 15:00, nei diversi punti di ritrovo giovanissimi con casacche verdi e gialle accolgono gli ospiti della mensa, nella cucina i fornelli sempre accesi preparano i pasti caldi, c’è chi impiatta e sistema i vassoi, chi serve ai tavoli e sparecchia.
Siamo in tanti, ogni anno di più: il progetto di pochi si trasforma pian piano nella realtà di tanti, di tutti.
I pasti serviti a pranzo sono circa 100, quelli offerti direttamente in fiera, di sera, circa 260. I numeri crescono, e con loro anche la voglia di fare, di impegnarsi, di scegliere di stare dalla parte giusta, di dare priorità alla sostanza e non all’apparenza di una festa sempre più contornata da luccichii e sfavilli inutili. “L’essenziale è invisibile agli occhi”, diceva il Piccolo Principe…e noi come lui, proviamo a dar valore al cuore delle cose, rinunciando a un Primo Maggio da “parco” o da “concertone”, scegliendo una “piazza” diversa, ma che ci rende più felici.18193245_10212592461634854_1764834501803882126_o

PIM7: diamo voce ai volontari!

Partecipare a Paola InMensa oggi è stato molto particolare, mi sono sentita bene con me stessa nell’aiutare persone che non sempre possono permettersi un primo, un secondo e magari anche un dolce. Penso sia bello per loro sapere che altre persone li pensano e sono disposte con grande gioia a condividere parte del tempo, perché alla fine è proprio il tempo la cosa più preziosa che abbiamo: non torna indietro e se lo sprechi in cose di poco conto capisci nessuno te lo restituisce, è ormai perso.
Personalmente è stato tutto molto bello,questo servizio lo renderei di nuovo con piacere, perchè rientra in quel genere di momenti che lasciano una luce nel tuo cuore… ed abbiamo bisogno di luce, perché molto spesso la quotidianità ci mette allla prova e fa calare il buio. Spendersi è un rischio, ma anche un’opportunità perchè alla fine la stanchezza è vinta dal senso di pienezza e gratitudine per quello che hai fatto e per quel sorriso che mettendo parte del tuo poco, hai portato!

Grazie ad Elvira da Rende che ha prestato il servizio insieme ai suoi amici !

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Paola 6InMensa: let’s start!

Paola In Mensa apre le porta.

Muniti di ombrello e k-way, abbiamo dato inizio alla frenesia di questi giorni e abbiamo avuto il piacere di conoscere Don Elio. Insieme ci siamo soffermati sui suoi viaggi missionari in Romania e in Senegal, provando a riflettere sul significato di “essere belle persone”.

Don Elio ci ha fatto rendere conto di quanto sia difficile, a volte, conoscere qualcuno. Spesso classifichiamo gli altri in base all’odore che emanano, ai vestiti che indossano e al loro modo di porsi ad un primo incontro. Consapevoli di ciò, abbiamo preso nota degli odori più sgradevoli che conosciamo e, subito dopo, abbiamo accartocciato i post-it e li abbiamo gettati nell’immondizia con la speranza di poter mettere da parte tutto ciò che alla prima impressione ci separa dagli altro.

Per conoscere la vera bellezza delle persone bisogna, infatti, aprire il proprio cuore e mettere da parte tutto il resto. Nel conoscere gli altri non soffermiamoci solo sulla banale domanda “di dove sei?”, cerchiamo di andare oltre le apparenze, di capire quale storia e quali esperienze ci sono dietro ognuno di noi. Perché porsi dei limiti? Noi giovani, giovanissimi, dopo aver appreso questo importante insegnamento, abbiamo iniziato i nostri turni stringendo subito nuove amicizie. Uno dei nostri nuovi amici ha affermato che non siamo poi così diversi, le uniche cose che ci differenziano sono la lingua, i cervello ed i cuore. Ci sono cuori di pietra e cuori vivi, Paola In Mensa 6 si augura di aprire i cuori di ogni di noi e renderli vivi, ovunque e con chiunque.

Il regalo di Quans

E’ proprio vero, PaolaInMensa non è un servizio che dura quattro giorni, ma uno stile di vita… sposare l’accoglienza nella quotidianità.

Pensavo che il mio “ruolo” fosse solo fare animazione insieme ad altri ragazzi con bongo, maracas, flauti e pentole all’ingresso della mensa per strappare un sorriso a chi parte da lontano per cercare fortuna in questa nostra Italia piena di contraddizioni. Eravamo stanchi e soddisfatti perché la musica era riuscita ad eliminare le differenze o meglio a valorizzarle: e così i pachistani suonavano i flauti, i senegalesi il bongo, noi gli altri strumentini e i passanti , volontari e non, danzavano con noi giusto il tempo della salita.

Finalmente dopo una mattinata intensa di annuncio e animazione era arrivato il momento di pranzare tutti insieme!! Mentre mangiavamo la pasta, è arrivato Quans (non penso si scriva così ma ci capiamo!), aveva saputo della mensa da un passante ed era arrivato di corsa, perché l’orario di servizio era finito. Ha pranzato insieme a tutti i volontari, io ero seduta accanto a lui e ho avuto la fortuna di ascoltare la sua storia. Per attaccare bottone gli dico che il suo nome è spesso usato nelle telenovelas che trasmettono in Italia e da così poco ci mettiamo a parlare.
Mi racconta che noi calabresi somigliamo alla sua gente, il popolo dell’America latina, accoglienti, sempre pronti a fare “chiacchiera”! Con amarezza poi mi dice che era venuto insieme alla sua famiglia e si era stabilito a Latina, ma lì aveva trovato un clima ostile e un giorno suo figlio più piccolo gli chiede di “tornare a casa”. Si commuove quando lo racconta e anche io non posso fare a meno di farlo, perché dopo aver preso un sorso d’acqua per continuare a parlare , continua a dirmi che fa tanti sacrifici, cerca di risparmiare il più possibile girando con il suo camper e vendendo oggetti artigianali del suo paese, per mantenere la sua famiglia in Perù. Io gli parlo della “crisi” del nostro paese e lui mi parla della povertà dopo la dittatura nel suo paese, e racconta che mancava il pane in molte famiglie e chi poteva faceva una mensa solidale improvvisata per strada.

Da Quans imparo tante cose, che spesso ci dichiariamo in “crisi”, e non solo a livello economico, ci sentiamo sempre insoddisfatti, la nostra cultura ci insegna che per essere felici dobbiamo avere sempre di più e ancor peggio essere sempre di più. Da Quans imparo che per amore si può anche rinunciare a sé stessi.

Il pranzo è finito, mi abbraccia, mi invita ad andare alla sua bancarella dove mi aspetta un “regalo”, ma lui non sa che in realtà me lo ha già fatto…

Grazie Quans, grazie.