#roadToPaolaInMensa10

Vi auguro di sentirvi come mi sento io ora.
Vi auguro di provare emozioni indescrivibili, di sentirvi il cuore che scoppia e gli occhi lucidi per la gioia mista a malinconia.
Vi auguro di incontrare nella vostra vita una grande famiglia come questa: una famiglia che pian piano diventa leggera ossessione. Ma di questa ossessione bisogna andarne fieri, crea dipendenza sì, delle volte porta a rinunciare ad altre cose diventando #priorità… ma è una delle priorità più belle che possa esistere. 
Quest’anno porto con me davvero tanto: a partire dalle manine strette al mio dito di Giara fino ad arrivare ai sorrisi di Fallu e Bara. Porto con me la consapevolezza che con un sorriso ed un ombrello si possono sfidare tempeste per giungere ai propri obiettivi, porto la convinzione sempre più forte che i limiti sono solo apparenti paure e che che la #felicità è un fattibile punto d’arrivo. 
Buon cammino verso la felicità
E buon quinto giorno a tutti i miei fratelli
#roadtoPaolaInMensa10
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PIM8: esperienze condivise

“Alcuni potrebbero pensare che abbia pubblicato queste foto per esibizionismo, per far vedere la mia partecipazione a Paola InMensa; si ritiene spesso che l’aiutare il prossimo sia una delle cose da tenere preferibilmente dentro di sé, e non da sbandierare in giro sui social.

Allora perché ho messo queste immagini? Ho voluto condividere ciò per due motivi: far conoscere P. I. M. (sembrerà strano, ma nonostante sia una realtà presente da 8 anni, alcuni non sanno cosa sia) o offrire più dettagli su di essa, e invitare a praticare opere del genere. Sono riuscito a svolgere -purtroppo- solo due giorni (2 su 4), tuttavia sufficienti per farmi aprire molto la mente e che mi hanno dato l’opportunità di conoscere splendide persone.

Una volta suddivisi in gruppi, e girando nel centro del lungomare, abbiamo raccolto 29 persone; solamente al centro di 3.5 km di strada. 29 persone, 29 persone che riescono a darti una soddisfazione semplicemente ridendoti in faccia. Ma non un riso a sfottò, un riso di felicità nel vedere qualcuno che riesca a dargli una mano concretamente.

È questa Paola In Mensa: una realtà che da sempre il massimo per aiutare chi sta sotto il sole h24 per 4 giorni; una realtà che ti permette di interagire ergo conoscere le varie culture dei vari mendicanti; una realtà che ti accoglie fin da subito, e che già in un semplice pomeriggio riesce a farti sentire a casa; una realtà circondata da persone che offrono le loro giornate con tutta la volontà di questo mondo; una realtà fondata unicamente sul volere e sull’aiuto da parte della gente. Tutto ciò, è da dire, non sarebbe stato possibile senza lo spirito di coinvolgimento di Alessia , che mi ha fatto conoscere tutto ciò. Fiero di averne fatto parte, all’anno prossimo! @paolainmensa “

Ringraziamo Aldo, sedicenne, che racconta la sua esperienza a PaolaInMensa. Molto bella e spontanea.
Grazie Aldo per esser entrato anche tu in questa grande famiglia; e ti auguriamo di avere sempre un occhio attento al prossimo e un orecchio attento al battito del tuo cuore che sicuramente ti guiderà là dove c’è bisogno del tuo coraggio e della tua forza!
Jpeg

PIM7: diamo voce ai volontari!

Partecipare a Paola InMensa oggi è stato molto particolare, mi sono sentita bene con me stessa nell’aiutare persone che non sempre possono permettersi un primo, un secondo e magari anche un dolce. Penso sia bello per loro sapere che altre persone li pensano e sono disposte con grande gioia a condividere parte del tempo, perché alla fine è proprio il tempo la cosa più preziosa che abbiamo: non torna indietro e se lo sprechi in cose di poco conto capisci nessuno te lo restituisce, è ormai perso.
Personalmente è stato tutto molto bello,questo servizio lo renderei di nuovo con piacere, perchè rientra in quel genere di momenti che lasciano una luce nel tuo cuore… ed abbiamo bisogno di luce, perché molto spesso la quotidianità ci mette allla prova e fa calare il buio. Spendersi è un rischio, ma anche un’opportunità perchè alla fine la stanchezza è vinta dal senso di pienezza e gratitudine per quello che hai fatto e per quel sorriso che mettendo parte del tuo poco, hai portato!

Grazie ad Elvira da Rende che ha prestato il servizio insieme ai suoi amici !

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Paola (6)InMensa: A come Accoglienza

A come Accoglienza, la Croce Rossa Italiana racconta la sua esperienza.

Sabato 9 Aprile, i volontari di Paola InMensa si sono riuniti presso la sede di Paola della Croce Rossa Italiana per condividere il significato della parola “accoglienza”.

L’incontro è stato incentrato sulle motivazioni per cui tante persone emigrano e soprattutto sulle avversità che questi incontrano lungo il viaggio. Durante il rapido giro di nomi che è avvenuto all’inizio dell’incontro, ognuno dei presenti ha scelto un oggetto da portare con sè su un ipotetico gommone. Gli oggetti scelti erano veramente tanti: coperte, cellulari, latte, fotografie, cibo, cappellini, rubriche telefoniche…

Ci siamo soffermati su due cose in particolare: una fotografia e una rubrica telefonica. Ogni uomo che parte ha bisogno di conforto, ha bisogno di un viso familiare che lo aiuti a superare quel lungo viaggio che, si spera, lo porterà ad una vita migliore e per questo porta sempre con sé una fotografia delle persone a cui vuole bene. Ogni uomo una volta lasciata quell’imbarcazione che per troppo tempo l’ha ospitato scomodamente vuole far sapere ai propri cari che è arrivato sano e salvo e, infatti, la prima cosa che la maggior parte delle persone chiede a riva è un cellulare. Purtroppo sui barconi si può portare solo il necessario… e neanche. Per problemi di spazio, ai “passeggeri” è proibito portare anche un semplice paio di scarpe. Chi intraprende questo viaggio sa che, quasi sicuramente, un’agenda non arriverebbe integra a destinazione e perciò spesso scrive il numero dei propri cari sul paio di jeans con cui intraprenderà il suo percorso.
Questi “viaggiatori” arrivano a terra senza conoscere la lingua, senza avere un paio di scarpe, stanchi, magari anche ammalati e si devono relazionare con una realtà completamente nuova. A soccorrerli ci sono dei volontari pronti ad aiutarli che, facendo il possibile, cercano di farli stare il meglio possibile assicurandogli una permanenza dignitosa.
Giovanna, Nicole, Maria Rosaria, hanno raccontato la loro esperienza , di una estate fa, al porto di Corigliano; una nave di migranti è stata accolta dalla croce rossa, che in quel caldo di agosto, loro erano lì!
Hanno provato a immedesimarsi nella sofferenza, nella difficoltà di uno sbarco e ce l’hanno fatta. Il loro cuore, sabato pomeriggio, ha raccontato tante piccole storie: garze, cerotti, occhiali, documenti, scarpe rotte, un naso da pagliaccio, un’agenda… in tutti questi oggetti, una storia vissuta, e di questa storia, non possiamo che farne tesoro, per un cambiamento interiore, per una presa di posizione che farà cambiare il mondo.

Abbiamo concluso la riunione sedendoci a terra e stringendoci il più possibile cercando di capire una minuscola parte di ciò che provano tutte le persone che sono costrette a compiere un “viaggio della speranza”.

Vorrei proporre, a conclusione di quest’articolo, una poesia di Nino Frassica e Tony Canto che abbiamo ascoltato Sabato tutti insieme.

A mare si gioca
si possono fare i castelli di sabbia
si può stare sotto l’ombrellone a fare le parole crociate
si può giocare con le racchette e la pallina
si possono fare volare gli aquiloni
e si può scrivere il proprio nome sulla sabbia

a mare si gioca
si possono fare le gite con il canotto
si può prendere un materassino e fare il bagno con il bambino
gli puoi mettere i  braccioli, la maschera,
e poi quando esce dall’acqua starci insieme,
e giocare con lui, con la paletta e il secchiello
perché a mare si gioca

a mare si gioca
i gabbiani lo sanno,
infatti volano a pelo d’acqua… e urlano
e poi salgono su su altissimi… e fanno finta di essere delle nuvole
i pescatori sono loro amici e gli lanciano i pesci
e loro ricambiano, riempiendo di allegria bianca
i quadri, i cieli, le acque e la vita

a mare si gioca
giocano tutti!!
Si può giocare al gioco dello scafo
si sale tutti su un gommone
fino a riempirlo all’inverosimile
quando quello che porta il gommone,
che comanda,
dice di buttarsi tutti a mare
ci si butta a mare,
è un gioco

Quando io ero giovane lavoravo nella guardia costiera, a Lampedusa
quante cose che ho visto!!
Una volta mentre giravamo abbiamo visto 366 delfini impigliati nelle reti,
erano scappati dalle acque dove erano nati,
forse per fame, forse perché c’era una guerra sottomarina tra pesci,
noi li abbiamo liberati tutti dalle reti
e li abbiamo visti nuotare velocissimi, saltare fuori dall’acqua e inseguirsi… giocavano!!!!!

A mare si gioca
si gioca!!
Ci sono bambini
che giocano a stare immobili con la faccia in acqua
senza respirare
perché tanto lo sanno
che sta per arrivare la mano forte del papà
che li prenderà e li farà giocare