Paola InMensa #n9ve

Paola InMensa è un’iniziativa di solidarietà avviata nel 2011 in occasione della festa in onore di San Francesco di Paola, per offrire un pasto caldo ai migranti e agli ambulanti che lavorano in condizioni disagiate durante i giorni di fiera.

Giunta alla sua nona edizione, il villaggio di solidarietà e accoglienza, nato dall’impegno di associazioni e volontari di tutte le età, anche quest’anno conferma la sua originaria organizzazione, allestendo una mensa presso i locali del “Palazzo dell’Orologio” in Piazza del Popolo dall’1 al 4 Maggio all’ora di pranzo.

Ogni anno la macchina organizzativa di Paola InMensa scalda i motori con largo anticipo, cercando di sopperire alle difficoltà logistiche, organizzando diverse collette alimentari presso i supermercati della città e promuovendo l’iniziativa con modi e mezzi diversi, principalmente tramite incontri tra i volontari e, quest’anno, anche con i giovani studenti delle scuole superiori, da cui Paola InMensa spera di conquistare nuova energia e rinnovato entusiasmo.

Nove anni ormai sono tanti e l’edizione 2019 spera di essere trampolino di lancio per nuove sfide: con il passare del tempo, infatti, la realtà della fiera è cambiata e con lei si sono trasformate anche le esigenze delle persone che la vivono. È per questo motivo che Paola InMensa cerca di interrogarsi su possibili nuovi servizi da offrire in base alle necessità e alle emergenze presenti sul territorio. Idee intraprendenti, però, spesso devono scontrarsi con realtà organizzative di difficile gestione: la posizione dei locali in Piazza del Popolo è “fuori mano” per la maggior parte degli ambulanti che allestiscono le loro bancarelle sul Lungomare e, da qualche tempo sempre di più, nemmeno il servizio navetta offerto sembra poter colmare la distanza tra la fiera e la mensa.

Tramite il confronto, il dialogo e opportune valutazioni sui tempi che cambiano e sui problemi che si evolvono, la speranza è che il nono anno possa gettare basi solide per una riflessione più profonda in merito a futuri cambiamenti logistici e funzionali, pur mantenendo inalterata la natura originaria di Paola InMensa, luogo di incontro, sorrisi e mille colori.

Maggio è vicino, la dispensa è quasi piena, i volontari attendono entusiasti l’inizio di quest’avventura che ogni anno riesce a regalare a tutti cuore e occhi nuovi per vivere a pieno non solo l’impegno dei 4 giorni di servizio, ma una vita intera fatta di incontri speciali.

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Paola InMensa 8 : STARTS !

Se è vero che al 4 Maggio dobbiamo stare tutti a Paola, Paola InMensa quel tutti lo conosce molto bene.

È un appuntamento a cui nessuno può mancare, c’è chi prende treni, aerei, chi ritaglia il proprio tempo e chi prende giorni di ferie per esserci, perché se la festa inizia il Primo Maggio, Paola InMensa scalda i motori molto prima e come sempre è pronta addirittura il 30 Aprile !

Così come quest’anno, per l’ottavo compleanno non manca proprio niente e anche se in sedi provvisorie e con dimensioni ridotte i volti sono quelli di sempre e la voglia di mettersi all’opera è sempre di più. PaolaInMensa spegne la sua ottava candelina, a tutti piace pensarla come una creatura, quasi come un’araba fenice.

La ricetta che viene servita dal 30 Aprile ha degli ingredienti precisi e i volontari lo sanno bene: pasti, sorrisi e accoglienza. E le dosi? Ovviamente ImMense!

 

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PIM7: C di Confine

Cos’è un gioco di ruolo?!
Un gioco di ruolo è un’attività ludica, di forma teatrale, in cui ciascun giocatore assume il ruolo di un particolare personaggio al fine di creare e vivere una storia dai mille risvolti.
L’ultimo incontro di preparazione a Paola InMensa è nato così, grazie alla Croce Rossa e all’immaginario di “Confine” che ha mille sfaccettature, alcune limpide, altre ancora in penombra.
Oggi io ho 72 anni e sono siriana. Ho vissuto ad Idlib per tutta la vita ma è arrivato il momento di scappare: mio figlio è morto soffocato dal gas delle armi chimiche lo scorso 4 Aprile e sua moglie non ha più un lavoro perchè i campi che coltivava sono stati distrutti dalle bombe; mia nipote è incinta e mio marito ormai anziano e malato. Devo fuggire, sì.
Mi ritrovo su un barcone, con la mia famiglia e tante altre persone. Non so come, ma so perchè. E quel perchè mi da la forza e il coraggio per affrontare un mare che non offre certezze, ma che è confine tra la speranza e la disperazione, tra la vita e la morte.
Qui inizia il gioco, che di gioco non ha proprio nulla. Non è un’attività ludica, non è divertente, il ruolo che interpreto non mi piace, la storia che vivo non ha nessun risvolto positivo.
E’ la storia di uno sbarco, della traversata, dell’arrivo a terra, dell’incontro con le guardie di frontiera, dello lo scontro con chi rallenta il passaggio verso la salvezza.
Ma soprattutto è la storia di persone. Disorientate, spaesate, a volte ferite, malate, fragili, deboli. E’ la storia di persone che arrivano e di altre che le attendono. La Croce Rossa ci ha mostrato tutti i servizi che prestano: dal supporto ai feriti in infermieria, dall’offerta di acqua e cibo a chi ha fame, dall’aiuto a ricongiungersi ai familiari tramite il servizio “Restoring Family Links”.
E’ il racconto di una storia difficile, che si ripete ogni giorno, ma troppo lontana dalla nostra. E allora, purtroppo o per fortuna, ci viene difficile indossare questi panni, ci viene impossibile interpretare questi personaggi. E tutto torna ad essere un “gioco”. Un gioco condiviso con i ragazzi ospiti del Centro Accoglienza dell’Alhambra, che offrono alle nostre storie immaginarie uno sguardo più profondo e che a tratti ha sviluppato in me, che torno ad avere 24 anni e a vivere a Paola, il senso di colpa per non riuscire lontanamente, nemmeno per un pomeriggio, a comprendere le loro strade in perenne salita.
Ma vederli sorridere, ascoltare le loro idee sui concetti di confine e di frontiera, confrontarmi con loro sui tanti limiti che la vita ci chiede di accettare o di superare, mi ha aiutato a raggiungere la consapevolezza che le mie fortune non possono e non devono essere sensi di colpa, ma un ringraziamento alla vita. Dalle mie fortune posso solo ripartire per intrecciare la mia storia con quelle di chi incontro lungo la strada. Dalle mie fortune posso solo imparare a superare i confini, troppo spesso invalicabili, della diversità e della differenza. Dalle mie fortune posso solo trovare l’input per mettermi in gioco per davvero, non solo in un role-palying game.
Ora sono pronta, sì. Paola InMensa mi aspetta.

 

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PIM7: A di Accoglienza

A di Accoglienza

E’ lunedì, lunedì 10 Aprile; 20 giorni e qualche ora alla partenza. I giovani volontari di PIM, insieme ai ragazzi del centro accoglienza e alle aspiranti nuove leve, si riuniscono per il secondo incontro di formazione. A come Accoglienza. Ospiti di Questa sera sono ospiti i ragazzi dell’Auser Volontariato del Savuto, presente a Rogliano (CS), i quali testimonieranno come sono riusciti a creare un clima di accoglienza reciproca e di attiva partecipazione con i ragazzi ospiti di un centro accoglienza poco distante, dove ha sede l’associazione.
Ci sono anch’io a questo incontro. Sono seduto lì, in quel posto né troppo in vista né troppo nascosto, dove posso sentire e vedere bene. Non ho idea di chi sia la metà dei presenti, eppure è come se li conoscessi da sempre. L’obiettivo dell’incontro mi sembra chiaro, A come Accoglienza. Già, A come Accoglienza.

Dal Vocabolario Treccani: “accogliènza s. f. [der. di accogliere]. – L’atto di accogliere, di ricevere una persona;”. Quindi c’è una persona e c’è un’altra che la accoglie. L’accoglie dove? In casa? Mettiamo caso la accolga in casa. Quindi c’è una persona, che ha una casa, e un ospite, che è un’altra persona, che entra in casa. Quindi accogliere significa ricevere un ospite. E come si riceve un ospite? Beh, con cortesia; gli si offre da bere e da mangiare. No ma questo vale per gli ospiti di passaggio. Questo caso è diverso, la permanenza non è definita a priori. Gli ospiti non sanno quando potranno andare via.
E allora come si accoglie? Bisogna dare reciproca assistenza. Bisogna che il padrone di casa assista l’ospite, come compete alle brave persone. E l’ospite non può essere un peso, non può arrecare disturbo, come compete alle brave persone. E allora bisogna che l’ospite aiuti il padrone di casa che lo ospita, cosicché l’ospite non sia più ospite, ma parte della casa. E quando arriverà per l’ospite il momento di andare via il padrone di casa lo saluti con affetto, invitandolo a tornare.

Ma questo è solo il mio pensiero.

Chi sono io? Beh, mettiamo caso che io sia uno studente, non importa di cosa. Mettiamo caso che sia dovuto partire, non importa il motivo. Mettiamo caso che sia arrivato a destinazione, non importa il come. Ed ora sono qui, non importa dove.
Avevo proprio bisogno di cambiare aria, sempre la solita routine. Mi aspetto molto da questa esperienza, sono sicuro di poter diventare qualcuno qui, qualcuno di memorabile. Dopotutto ho scelto questo posto soprattutto per le sue opportunità! Il tempo di fare le carte e poi farò qualcosa di grande. Giusto il tempo di una dormita e poi farò qualcosa di grande.

Qualche problema burocratico. Cosa vuole che le dica signora, non ne va mai una giusta. Ma tanto giusto il tempo di fare le carte e poi diventerò qualcuno. Mi alzo le maniche e divento qualcuno. Nel frattempo potrei fare qualcosa, potrei iniziare a conoscere un po’ il posto. Trovare qualche amico, magari mi consiglia qualcosa.

Fare amicizia non è mai una cosa semplice, si sa. Mettici che sono anche un po’ timido. E intanto aspetto. Non ho ancora risolto con le carte. Ma tanto fra poco si risolve tutto e diventerò qualcuno. Ormai dovremmo esserci quasi.

Oggi ho conosciuto dei ragazzi. Finalmente, maledetta timidezza! Devo dire che mi stanno pure simpatici, quanto meno mi hanno dato a parlare. Si fa per dire, abbiamo problemi di lingua. Ma cosa vuole che le dica signora, si va all’estero anche per questo. Ah sono all’estero, non l’avevo detto ancora.

La cosa brutta di non avere le carte è che praticamente sono prigioniero del mondo. Ho chiesto in giro qual è il primo passo per diventare qualcuno, mi rispondono tutti che almeno bisogna avere le carte. Diamine, inizio ad annoiarmi. Voglio diventare qualcuno. Sono un’aquila nel corpo di un ghiro. Come fa un’aquila a diventare qualcuno nel corpo di un ghiro. Ora urlo. L’avete mai sentito un ghiro che urla?

Vi prego fatemi alzare da questo divano! Qualunque cosa! Mi invento anche un lavoro se è necessario, ma datemi quelle maledette carte! Che poi che problemi ha sto posto? Sono uno studente che aspetta le sue carte, mica c’è bisogno di cambiare strada quando passo!

Quei ragazzi sono tornati, abbiamo parlato ancora. Si sono impegnati anche a parlare la mia lingua, ed io la loro. Non è facile ma è divertente! Sì, oggi mi sono divertito. Stavo quasi dimenticando cosa si prova.

Devo migliorare un po’ la lingua altrimenti diventa complicato. Per fortuna che ho studiato, con un po’ di impegno sarà facile. Ah studio proprio lingue, non l’avevo ancora detto.

Le carte ancora non arrivano, ma ci sto pensando di meno. Quanto meno riesco a darmi da fare. Sembra quasi che stia ricominciando ad avere una vita, benedizione quei ragazzi. Abbiamo iniziato a fare un sacco di cose insieme. Gioco pure a calcetto! Mi ci vedete a giocare a calcetto? Ho deciso di tenere un corso di lingue. Più o meno ho imparato la loro (in un certo senso), posso insegnare la mia, ed anche tante altre!

Questo posto è fantastico. Non posso ancora legalmente avere un lavoro, né proseguire gli studi. Ma ameno sono parte attiva di questa piccola società. Non mi sento più quel peso ingombrante dei primi tempi. La gente mi cerca. La gente mi chiama. Dicono che arrivano le carte, dicono che arrivano. Me è passato un anno ed ho già realizzato il mio obiettivo. Sono diventato qualcuno. Qualcuno per qualcuno.

 

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Primo incontro PIM7: I di identità

Primo incontro: I di Indentità.
Il 3 aprile scorso ha avuto inizio ufficialmente Paola InMensa,  giunta ormai alla sua settima edizione. Di anno in anno i risultati che questa iniziativa raggiunge sono sempre più numerosi: il numero dei volontari cresce e questa volta ci daranno una mano anche i ragazzi del Centro Accoglienza dell’Alhambra.
Presso le Acli, che ci ha ospitati, abbiamo dato il benvenuto a questo nuovo anno nel migliore dei modi. Come primo incontro – se ne terranno in tutto 4 prima di dare il via alla vera e propria iniziativa – è stato affrontato il tema dell’Identità attraverso diverse attività e al confronto anche con i nuovi ragazzi con cui riuscivamo a dialogare grazie a diversi mediatori che traducevano dall’italiano all’inglese e viceversa.
La prima attività, molto significativa, sotto forma di gioco, era incentrata sull’Uguaglianza: ognuno di noi si doveva alzare o sedere a seconda dalla domanda posta che riguardava il nostro modo di essere, le nostre abitudini, ciò che ci piaceva o meno (ad es. Chi preferiva la pizza, o la danza, o chi sentiva la mancanza di qualcuno). È stato bello ritrovarsi simili nelle piccole cose quotidiane della nostra vita.
Grazie a una sorta di “Spin-date“, poi, un paolano ed un ragazzo del centro si sono conosciuti meglio tramite domande su stili di vita, personalità, opinioni, etc.
È stato un inizio all’insegna del divertimento, reso ancor più piacevole dalle nuove conoscenze, dalle risate, dalle attività educative e dalle tante presenze. Ancora una volta Paola InMensa scalda i motori, come ogni anno. Identità coincide con un rapporto di esatta uguaglianza, oltre le caratteristiche personali che consentono l’individuazione della nostra autenticità: è da questo punto fondamentale che comincia tutto il nostro lavoro.
Ci siamo, che Paola InMensa 7 abbia inizio !
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E sono Sette!

Aprile dolce dormire! Ma noi non ci fermiamo! PaolaInMensa è ritornata… con un anno in più.

E sono sette!

Il viaggio del “Ciao” che ogni anno affrontiamo, prevede 4 bellissime tappe:
C… di Confine, Venerdì 21 Aprile
I… di Identità, Lunedì 3 Aprile
A… di Accoglienza, Lunedì 10 Aprile
O… di Open Day, Domenica 30 Aprile

 

Tra una tappa e l’altra avremo modo di conoscere i nostri amici del centro accoglienza di Paola, che ci testimonieranno la relazione che sussiste tra queste 3 parole fondamentali: i confini si incontrano e superano non una, ma molte volte nel corso di un’esperienza migratoria. Il confine lo si porta con sé anche dentro il Paese d’arrivo, quando devi ricostruire te stesso, il tuo io in un nuovo gruppo in un nuovo paese che, forse, proverà ad accoglierti. Il confine dovrebbero essere il luogo dell’incontro, del confronto, del contatto, dell’accoglienza e non del rifiuto o del respingimento.
E proprio per vivere tutto ciò nella sua completezza, il 30 Aprile proveremo a vivere un serata in festa, per abbattere ogni pregiudizio e aprire tutte le porte del cuore e delle case.

 

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Buon Inizio a Noi!
Paola InMensa sei anche tu, ti aspettiamo!

 

Paola 6inMensa: I come INTERCULTURA

A+B=C L’equazione dell’INTERCULTURA

I volontari di PaolaInMensa sabato 23 Aprile hanno invaso la sede paolana dell’Arci per parlare di INTERCULTURA. L’ultimo dei tre incontri formativi dei ragazzi che parteciperanno quest’anno ha contribuito a lasciare un segno importante nei nostri cuori e soprattutto nella nostra mente.

La prima attività consisteva nel dare una definizione di INTERCULTURA, CULTURA, APPARTENENZA e IDENTITÀ. Francesco, il presidente del circolo, ci ha fatto riflettere sul significato di Cultura e Intercultura quando, ancora oggi, le frontiere non sono pronte ad accogliere tutti e si fanno differenze di nazionalità sull’accoglienza. Cos’è l’intercultura in un mondo in cui noi per primi discriminiamo i nostri simili. Qual è la reale differenza tra un europeo e un africano, tra un mendicante e un impiegato? La vera risposta è nessuna. Siamo tutti esseri umani e per tanto abbiamo tutti gli stessi diritti. Che senso ha parlare di INTERCULTURA quando noi siamo i primi ad essere razzisti comportandoci come tali con ogni nostra azione? Abbiamo letto alcune affermazioni raccapriccianti dei nostri politici, troppo impegnati ad ottenere consensi per essere umani. Se pensavamo che sarebbe stato facile dare delle definizioni di Appartenenza e Identità abbiamo scoperto, grazie anche ad un po’ di filosofia, che il concetto è totalmente relativo e non arriveremo mai ad una risposta assoluta. Nel dare definizioni ci siamo riscoperti simili e abbiamo iniziato a parlare di stereotipi e pregiudizi.

Ha contribuito notevolmente a “muovere” il nostro animo il video del discorso di Taiye Selasi. Uno dei tanti stereotipi è chiedere ad una persona che non si conosce “DA DOVE VIENI?”, la scrittrice ha evidenziato come sia riduttiva questa domanda, come può uno stato parlare di noi? Cambiando la domanda in “DOVE SEI DEL POSTO?” Scopriremo di non appartenere ad un solo luogo. Concentrandoci su Rituali, Relazioni e Restrizioni scopriremo che il nostro io è formato dalla nostra esperienza.

Ci siamo così riscoperti nuovi. La loro A ha interagito con la nostra B e abbiamo prodotto una grandiosa C. Se A + B = C allora la nostra C si chiama CAMBIAMENTO, quello che è avvenuto dopo l’incontro in ognuno di noi.

La vera grandezza non è dare, ma RICEVERE.

Chiara