PIM7: C di Confine

Cos’è un gioco di ruolo?!
Un gioco di ruolo è un’attività ludica, di forma teatrale, in cui ciascun giocatore assume il ruolo di un particolare personaggio al fine di creare e vivere una storia dai mille risvolti.
L’ultimo incontro di preparazione a Paola InMensa è nato così, grazie alla Croce Rossa e all’immaginario di “Confine” che ha mille sfaccettature, alcune limpide, altre ancora in penombra.
Oggi io ho 72 anni e sono siriana. Ho vissuto ad Idlib per tutta la vita ma è arrivato il momento di scappare: mio figlio è morto soffocato dal gas delle armi chimiche lo scorso 4 Aprile e sua moglie non ha più un lavoro perchè i campi che coltivava sono stati distrutti dalle bombe; mia nipote è incinta e mio marito ormai anziano e malato. Devo fuggire, sì.
Mi ritrovo su un barcone, con la mia famiglia e tante altre persone. Non so come, ma so perchè. E quel perchè mi da la forza e il coraggio per affrontare un mare che non offre certezze, ma che è confine tra la speranza e la disperazione, tra la vita e la morte.
Qui inizia il gioco, che di gioco non ha proprio nulla. Non è un’attività ludica, non è divertente, il ruolo che interpreto non mi piace, la storia che vivo non ha nessun risvolto positivo.
E’ la storia di uno sbarco, della traversata, dell’arrivo a terra, dell’incontro con le guardie di frontiera, dello lo scontro con chi rallenta il passaggio verso la salvezza.
Ma soprattutto è la storia di persone. Disorientate, spaesate, a volte ferite, malate, fragili, deboli. E’ la storia di persone che arrivano e di altre che le attendono. La Croce Rossa ci ha mostrato tutti i servizi che prestano: dal supporto ai feriti in infermieria, dall’offerta di acqua e cibo a chi ha fame, dall’aiuto a ricongiungersi ai familiari tramite il servizio “Restoring Family Links”.
E’ il racconto di una storia difficile, che si ripete ogni giorno, ma troppo lontana dalla nostra. E allora, purtroppo o per fortuna, ci viene difficile indossare questi panni, ci viene impossibile interpretare questi personaggi. E tutto torna ad essere un “gioco”. Un gioco condiviso con i ragazzi ospiti del Centro Accoglienza dell’Alhambra, che offrono alle nostre storie immaginarie uno sguardo più profondo e che a tratti ha sviluppato in me, che torno ad avere 24 anni e a vivere a Paola, il senso di colpa per non riuscire lontanamente, nemmeno per un pomeriggio, a comprendere le loro strade in perenne salita.
Ma vederli sorridere, ascoltare le loro idee sui concetti di confine e di frontiera, confrontarmi con loro sui tanti limiti che la vita ci chiede di accettare o di superare, mi ha aiutato a raggiungere la consapevolezza che le mie fortune non possono e non devono essere sensi di colpa, ma un ringraziamento alla vita. Dalle mie fortune posso solo ripartire per intrecciare la mia storia con quelle di chi incontro lungo la strada. Dalle mie fortune posso solo imparare a superare i confini, troppo spesso invalicabili, della diversità e della differenza. Dalle mie fortune posso solo trovare l’input per mettermi in gioco per davvero, non solo in un role-palying game.
Ora sono pronta, sì. Paola InMensa mi aspetta.

 

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