Paola (6)InMensa: A come Accoglienza

A come Accoglienza, la Croce Rossa Italiana racconta la sua esperienza.

Sabato 9 Aprile, i volontari di Paola InMensa si sono riuniti presso la sede di Paola della Croce Rossa Italiana per condividere il significato della parola “accoglienza”.

L’incontro è stato incentrato sulle motivazioni per cui tante persone emigrano e soprattutto sulle avversità che questi incontrano lungo il viaggio. Durante il rapido giro di nomi che è avvenuto all’inizio dell’incontro, ognuno dei presenti ha scelto un oggetto da portare con sè su un ipotetico gommone. Gli oggetti scelti erano veramente tanti: coperte, cellulari, latte, fotografie, cibo, cappellini, rubriche telefoniche…

Ci siamo soffermati su due cose in particolare: una fotografia e una rubrica telefonica. Ogni uomo che parte ha bisogno di conforto, ha bisogno di un viso familiare che lo aiuti a superare quel lungo viaggio che, si spera, lo porterà ad una vita migliore e per questo porta sempre con sé una fotografia delle persone a cui vuole bene. Ogni uomo una volta lasciata quell’imbarcazione che per troppo tempo l’ha ospitato scomodamente vuole far sapere ai propri cari che è arrivato sano e salvo e, infatti, la prima cosa che la maggior parte delle persone chiede a riva è un cellulare. Purtroppo sui barconi si può portare solo il necessario… e neanche. Per problemi di spazio, ai “passeggeri” è proibito portare anche un semplice paio di scarpe. Chi intraprende questo viaggio sa che, quasi sicuramente, un’agenda non arriverebbe integra a destinazione e perciò spesso scrive il numero dei propri cari sul paio di jeans con cui intraprenderà il suo percorso.
Questi “viaggiatori” arrivano a terra senza conoscere la lingua, senza avere un paio di scarpe, stanchi, magari anche ammalati e si devono relazionare con una realtà completamente nuova. A soccorrerli ci sono dei volontari pronti ad aiutarli che, facendo il possibile, cercano di farli stare il meglio possibile assicurandogli una permanenza dignitosa.
Giovanna, Nicole, Maria Rosaria, hanno raccontato la loro esperienza , di una estate fa, al porto di Corigliano; una nave di migranti è stata accolta dalla croce rossa, che in quel caldo di agosto, loro erano lì!
Hanno provato a immedesimarsi nella sofferenza, nella difficoltà di uno sbarco e ce l’hanno fatta. Il loro cuore, sabato pomeriggio, ha raccontato tante piccole storie: garze, cerotti, occhiali, documenti, scarpe rotte, un naso da pagliaccio, un’agenda… in tutti questi oggetti, una storia vissuta, e di questa storia, non possiamo che farne tesoro, per un cambiamento interiore, per una presa di posizione che farà cambiare il mondo.

Abbiamo concluso la riunione sedendoci a terra e stringendoci il più possibile cercando di capire una minuscola parte di ciò che provano tutte le persone che sono costrette a compiere un “viaggio della speranza”.

Vorrei proporre, a conclusione di quest’articolo, una poesia di Nino Frassica e Tony Canto che abbiamo ascoltato Sabato tutti insieme.

A mare si gioca
si possono fare i castelli di sabbia
si può stare sotto l’ombrellone a fare le parole crociate
si può giocare con le racchette e la pallina
si possono fare volare gli aquiloni
e si può scrivere il proprio nome sulla sabbia

a mare si gioca
si possono fare le gite con il canotto
si può prendere un materassino e fare il bagno con il bambino
gli puoi mettere i  braccioli, la maschera,
e poi quando esce dall’acqua starci insieme,
e giocare con lui, con la paletta e il secchiello
perché a mare si gioca

a mare si gioca
i gabbiani lo sanno,
infatti volano a pelo d’acqua… e urlano
e poi salgono su su altissimi… e fanno finta di essere delle nuvole
i pescatori sono loro amici e gli lanciano i pesci
e loro ricambiano, riempiendo di allegria bianca
i quadri, i cieli, le acque e la vita

a mare si gioca
giocano tutti!!
Si può giocare al gioco dello scafo
si sale tutti su un gommone
fino a riempirlo all’inverosimile
quando quello che porta il gommone,
che comanda,
dice di buttarsi tutti a mare
ci si butta a mare,
è un gioco

Quando io ero giovane lavoravo nella guardia costiera, a Lampedusa
quante cose che ho visto!!
Una volta mentre giravamo abbiamo visto 366 delfini impigliati nelle reti,
erano scappati dalle acque dove erano nati,
forse per fame, forse perché c’era una guerra sottomarina tra pesci,
noi li abbiamo liberati tutti dalle reti
e li abbiamo visti nuotare velocissimi, saltare fuori dall’acqua e inseguirsi… giocavano!!!!!

A mare si gioca
si gioca!!
Ci sono bambini
che giocano a stare immobili con la faccia in acqua
senza respirare
perché tanto lo sanno
che sta per arrivare la mano forte del papà
che li prenderà e li farà giocare

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