Il regalo di Quans

E’ proprio vero, PaolaInMensa non è un servizio che dura quattro giorni, ma uno stile di vita… sposare l’accoglienza nella quotidianità.

Pensavo che il mio “ruolo” fosse solo fare animazione insieme ad altri ragazzi con bongo, maracas, flauti e pentole all’ingresso della mensa per strappare un sorriso a chi parte da lontano per cercare fortuna in questa nostra Italia piena di contraddizioni. Eravamo stanchi e soddisfatti perché la musica era riuscita ad eliminare le differenze o meglio a valorizzarle: e così i pachistani suonavano i flauti, i senegalesi il bongo, noi gli altri strumentini e i passanti , volontari e non, danzavano con noi giusto il tempo della salita.

Finalmente dopo una mattinata intensa di annuncio e animazione era arrivato il momento di pranzare tutti insieme!! Mentre mangiavamo la pasta, è arrivato Quans (non penso si scriva così ma ci capiamo!), aveva saputo della mensa da un passante ed era arrivato di corsa, perché l’orario di servizio era finito. Ha pranzato insieme a tutti i volontari, io ero seduta accanto a lui e ho avuto la fortuna di ascoltare la sua storia. Per attaccare bottone gli dico che il suo nome è spesso usato nelle telenovelas che trasmettono in Italia e da così poco ci mettiamo a parlare.
Mi racconta che noi calabresi somigliamo alla sua gente, il popolo dell’America latina, accoglienti, sempre pronti a fare “chiacchiera”! Con amarezza poi mi dice che era venuto insieme alla sua famiglia e si era stabilito a Latina, ma lì aveva trovato un clima ostile e un giorno suo figlio più piccolo gli chiede di “tornare a casa”. Si commuove quando lo racconta e anche io non posso fare a meno di farlo, perché dopo aver preso un sorso d’acqua per continuare a parlare , continua a dirmi che fa tanti sacrifici, cerca di risparmiare il più possibile girando con il suo camper e vendendo oggetti artigianali del suo paese, per mantenere la sua famiglia in Perù. Io gli parlo della “crisi” del nostro paese e lui mi parla della povertà dopo la dittatura nel suo paese, e racconta che mancava il pane in molte famiglie e chi poteva faceva una mensa solidale improvvisata per strada.

Da Quans imparo tante cose, che spesso ci dichiariamo in “crisi”, e non solo a livello economico, ci sentiamo sempre insoddisfatti, la nostra cultura ci insegna che per essere felici dobbiamo avere sempre di più e ancor peggio essere sempre di più. Da Quans imparo che per amore si può anche rinunciare a sé stessi.

Il pranzo è finito, mi abbraccia, mi invita ad andare alla sua bancarella dove mi aspetta un “regalo”, ma lui non sa che in realtà me lo ha già fatto…

Grazie Quans, grazie.

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