No al razzismo

“Voi siete gente meravigliosa, che nessuno riuscirà a ringraziare come meritate, perchè fate tutto col cuore ed è una cosa difficile da fare, e soprattutto dimostrate la cosa più importante che mi piace:  il “NO AL RAZZISMO”, siete gentili, speciali, stupendi e bravi!

Complimenti raga e GRAZIE DI CUORE da parte di tutti i migranti ambulanti”.

PEACE AND LOVE!

Momo Thiam

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Nessun’altra scelta se non partire

Noi di Paola InMensa abbiamo aperto il nostro cuore anche a loro!

Era l’unica cosa che potevamo fare; le ragazze eritree non parlavano nessuna delle lingue più conosciute, né inglese, né francese… nulla. Avevano solo un numero di telefono su un pezzetto di carta sbiadito e qualche dollaro… tutto ciò era la loro unica speranza di vita…

“…è importante che la comunità internazionale si impegni a migliorare la situazione nei paesi al confine con l’Eritrea. Se avessero la possibilità di costruirsi un progetto di vita, di lavoro e di studio in questi paesi molti eritrei eviterebbero di intraprendere un viaggio così rischioso e difficile. Ma se non hanno la possibilità di vivere in modo dignitoso, allora non hanno altra scelta se non quella di partire.”
Qui una storia di Vita.

 

eritrea

Paola InMens4: il mio prossimo sei tu.

E anche l’ultimo giorno è andato.

370 sono i pasti offerti ai nostri amici immigrati accorsi oggi a PaolaInMensa. Vedere le sale da pranzo gremite di volti sorridenti è il massimo per ognuno di noi: è stata la benzina che ci ha messo in moto la mattina, quando alle 8 ci siamo svegliati puntualmente per donare al prossimo qualcosa. Scendere sul lungomare (o sul corso) tra la fiera ha significato molto per noi. Avremmo voluto fermarci ad osservare orecchini, collane, occhiali e tanto altro, ma ci siamo sentiti chiamati da qualcosa di più importante della mera “necessità” estetica. Non conta quale sia il nostro Dio, la nostra idea politica o sociale: tutto viene messo da parte quando si parla di aiutare qualcuno che necessita di un fratello maggiore pronto a prendersene cura. In fiera ho notato diversi uomini di colore guardarmi e, con fare amichevole, invitarmi a parlare di Paola e delle sue bellezze.

Siamo in epoca di crisi e tutto ci sembra un buco nero senza fine e proprio per questo non vediamo l’ora di cadere per sfuggire alla sensazione di vuoto che il mondo costantemente ci lascia. Anche se spesso sento queste emozioni, mi rinvigorisco quando vedo uomini, donne e bambini raccontare la propria disastrosa storia con il sorriso stampato sulle labbra. Mi chiedo come può accadere una cosa simile. Queste persone soffrono, stanno male, hanno avuto problemi familiari e politici che li hanno spinti ad emigrare – spesso clandestinamente in un nuovo paese, eppure continuano ad andare avanti nella vita. Non smettono di sognare, di ambire ad una vita migliore, di avere figli e di scherzare anche con chi non conoscono.

Tutto è così strano. Esistono alcuni “bianchi” che attestano di essere superiori ai “neri”, ma sinceramente questa superiorità non la vedo. Razzismo significa intolleranza e questo non è concepibile né in una società che nel mondo. Rifiutare l’esistenza di alcuni individui e contemporaneamente definirsi cristiani, musulmani o semplicemente delle persone accoglienti, è forse il modo più eclatante di manifestarsi come ipocriti. Trasformiamo la nostra vita in un capolavoro. Cresciamo se siamo giovani con giuste idee e ambizioni, viviamo con sani principi se siamo già adulti, ma in ogni caso non dimentichiamoci mai di essere fraterni con chi ci sta accanto, perché il mio prossimo sei tu lettore e il tuo prossimo è chi ti sta accanto.

E’ così facile amare: basta aprire il nostro cuore.

Diverso

Nell’arco di questi quattro giorni, nei vari incontri che hanno avuto, i ragazzi hanno ascoltato questa – a dir poco – emozionante testimonianza da parte di uno dei tanti ambulanti che qui di seguito riportiamo.

Il suo nome è Papiis ed è una ragazzo di poco più di vent’anni. Tutti lo considerano, qua, un ‘diverso’ solo per il colore della pelle, ma alla fine tanto diverso non è. Lui è il frutto di una coppia, come si usa dire, ‘mista’: sua madre è paolana mentre il padre è senegalese. Anche lui è originario del Senegal e da molti anni è qui in Italia. Soffermandoci a parlare con lui, piano piano, siamo venuti a conoscenza di uno sprazzo della sua storia. Ci ha raccontato che per cinque anni ha lavorato a Milano in una compagnia che aggiustava caldaie che, purtroppo, due o tre anni fa è fallita e lui, come tanti altri, ha perso un grande opportunità. Tutt’ora è alla ricerca di una lavoro, ma questa ricerca è tanto lunga quanto ardua. È triste la sua situazione, che comunque accomuna un po’ tutti i venditori ambulanti che decidono di guadagnare qualcosa in fiera.

Quando gli abbiamo chiesto dove fosse la sua casa lui ci ha risposto così: “Io, per il momento, non posso dire di abitare da nessuna parte. Devo prima vedere quanto mi viene a costare l’affitto di un appartamento, perché devo riuscire a guadagnare il tanto che mi consenta di permettermelo. È difficile adesso trovare lavoro, ma sto continuando a cercarlo. Per questo motivo sono venuto in fiera a fare questo – mostrandoci la merce che ha intenzione di vendere – anche se non è nel mio genere, ma sono costretto a farlo: in qualche modo devo cercare di guadagnare qualcosa. Sono un ragazzo a cui piace trascorrere bene il suo tempo e a vestirsi in modo dignitoso.” Le sue parole sono state toccanti, anche perché i suoi occhi parlavano più di lui.
La sua storia, la sua esperienza qui in Italia però non finisce qua. Ha avuto e ha tuttora, purtroppo dei problemi qui in Italia perché, secondo la sua esperienza, una buona parte della popolazione è tutt’oggi ignorante, dal momento che vengono fatte ancora distinzioni di razza. Lui non è diverso da noi e noi non siamo diversi da lui. Il suo sogno è appunto diventare ambasciatore del Senegal, come già lo è un suo zio in Francia. Lui però, vuole esserlo qui in Italia, perché vuole combattere questo stereotipo affibbiato a tutti i ‘diversi’. Ci ha anche confessato che vuole trovare moglie italiana e non senegalese.

Noi non possiamo che augurargli che entrambi i suoi sogni possano realizzarsi.

 

Chiacchierata con Ali’

Il tema del terzo giorno è stato: nessuno escluso. Come lo sono le persone, che dopo aver mangiato in mensa , invitiamo a sedere con noi sotto il gazebo nell’attesa della navetta. Nell’attesa molti sono disposti a raccontarci un po’ della loro vita, chi con un sorriso e chi con aria malinconica. Spesso le “chiaccherate” durano pochissimo ma alcune anche se brevi insegnano qualcosa. Come la “chiaccherata” con Alì.

Alì è del Bangladesh, è in Italia da cinque anni e vive a Napoli. Prima di lui molti altri immigrati che vivono a Napoli, alla domanda “Ti piace più Paola o Napoli?” ci hanno risposto esprimendo la loro preferenza. Ma Alì risponde che per lui Napoli e Paola sono uguali ed anzi tutta l’Italia per lui è uguale. Subito dopo avermi dato questa risposta purtroppo arriva la navetta e Alì se ne va.

Grazie ad Alì ho potuto capire cosa significa per una persona andarsene dal proprio paese, il paese che gli ha dato le origini e in cui vive la famiglia che ama, assaporandone per un attimo i sentimenti, le emozioni. Ho potuto capire tutto questo non leggendo un romanzo o guardando un documentario; ho capito tutto questo incontrandomi con lui. Quando mi ha risposto con le sue parole e il suo sguardo malinconico, ho capito che una persona che emigra, perché nel suo paese qualcosa non funziona, ama, ma allo stesso tempo odia il suo paese.

Questa è una realtà che riguarda purtroppo anche noi italiani: in molti sono emigrati nello scorso secolo e tanti anche in questo nostro tempo, che sta portando via i talenti e i giovani dal nostro amato Paese.

Io, che sono giovanissimo, mi auguro che un giorno, pensando all’Italia, non provi gli stessi sentimenti che oggi mi ha trasmesso Alì.